| UN
TIPO TRANQUILLO
di Marco Vichi
Siete
sicuri di non avere dentro di voi una bestia immonda capace di realizzare
il più turpe dei vostri desideri?
Siete sicuri che resterà sempre in letargo?
Qualunque sia la risposta vi dico che c’è.
Che un giorno potrebbe svegliarsi, rompere i legacci e scatenarsi per
il suo univoco piacere che è il vostro inconfessabile desiderio
segreto.
Mario Rossi, il protagonista dell’ultimo romanzo di Marco Vichi
“Un tipo tranquillo”, questa bestia ce l’ha. Non sapeva
d’averla e quando lo ha scoperto credeva pure di domarla, ma rotta
la catena, la bestia ha soddisfatto il suo desiderio rosso e vivo e
la tela si è imbevuta avida come un prato.
Mario Rossi, un uomo tranquillo, come tanti.
In lui è tutto ok. Ogni cosa è tranquilla. E “tranquilla”
vuol dire avere una cuccia, uguale alle altre. Mediocre, comune, scontata,
dozzinale. In una sola parola: “Sicura”. Tutto sicuro e
tranquillo a cominciare dal suo nome. Anonimo.
Per 63 anni, Mario Rossi è andato a spasso con la sua bestia
rinchiusa nella scatola.
A spasso con lui in tutti i luoghi, in ogni circostanza.
Per tutti gli anni della sua tranquilla esistenza, la bestia è
stata con lui.
Non aveva neanche pensato d’averla, ma un fatto comune. Una circostanza
imprevedibile, ma naturale, l’ha svegliata. E questa ha dovuto
rincorrere tutto il tempo perso, fino a strapparlo con i denti, fino
alla vita stessa.
Un tipo tranquillo è un gran bel romanzo e Marco Vichi è
uno scrittore sensazionale, un narratore del nostro tempo, maestro nel
descrivere la psiche dell’italiano medio, che vive le angosce
e le solitudini in una gabbia sicura dalle fondamenta standard, piatte,
monotone, abitudinarie.
Mario Rossi è un tipo insoddisfatto e domato. Desideroso e appagato
dal “nulla” comune. Vestito di una personalità insignificante,
sicura e mediocre.
La struttura del romanzo ha una costruzione naturale, intelligente e
soprattutto perfetta a livello psicologico, con un’alternanza
di personaggi semplici e complessi allo stesso tempo, affogati nella
mediocrità borghese, dove alla fine, risalta solo la felicità
illusoria data dal modello negativo.
Quando si sveglierà la bestia dentro al tipo tranquillo, e sarà
libera di fiutare il limite delle convenzioni, allora sarà facile
per lei avere la meglio sul mediocre domatore e trascinarlo nel baratro
della sua autoconsapevolezza dei desideri insani.
Il finale del libro è imprevedibile.
Deve essere assolutamente metabolizzato prima di esprimere un qualsiasi
giudizio, perché ha la forza potente di sprigionare elementi
contrastanti fra loro, scuotendo i limiti della fantasia del lettore
che ha dovuto aspettare la fino alla fine il compimento della metamorfosi
del protagonista.
Un tipo tranquillo è indubbiamente un romanzo degno di stare
in libreria accanto al “Fu Mattia Pascal” e “Lo strano
caso del dottor Jekyll e del sig. Hyde”.
Ogni secolo ha la sua bestia.
Ivo Tiberio Ginevra
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