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IL
RAGAZZO DAI CAPELLI ROSSI
Autore: Piergiorgio
Di Cara - Editore: Perdisa
Pop
Il
ragazzo dai capelli rossi è finalmente maggiorenne, e solo. Suo
padre è stato ammazzato, e lui stesso ne ha vendicato la morte,
uccidendo a sua volta. La vita scorre noiosa, il ranch, qualche capatina
in città, niente di particolarmente eccitante. E oltre? Oltre
c'è l'America, il più grande paese della terra. Il ragazzo
dai capelli rossi decide di andare a vedere se è davvero così.
…ma chi me lo doveva dire di leggere un western!
Grazie ai remainders ho acquistato su un sito di vendita libri on line
“Il ragazzo dai capelli rossi”. Un western pazzesco che
mi porta a valutare il suo autore Piergiorgio Di Cara, fra gli scrittori
più eclettici del nostro panorama letterario contemporaneo.
Questo romanzo breve è un piacevole cambio di registro del narratore
palermitano che abbandona le sue terrene storie poliziesche per donarci
uno spaghetti-western concentrato di tutta una cultura italiana del
genere, che si snoda fra i fumetti di Tex Willer, il cinema di Trinità
e le atmosfere di Sergio Leone come collante.
È un omaggio alle nostre gioventù cresciute per strada
a giocare con pistole e fucili, a indiani e cowboys. Il ragazzo dai
capelli rossi mi ha riportato in mente quelle sparatorie pazzesche con
i miei cugini e gli altri ragazzi del quartiere, combattute nei cortili
e fin dentro le aiuole incolte piene d’ortiche. Ricordi sbiaditi
in bianco e nero, nel cinema muto dell’infanzia perduta che ancora
adesso ha il sapore della felicità innocente. Ricordo che tutti
volevamo avere lo sguardo alla Terence Hill, oppure quello a fessura
di Bud Spencer, e volevamo essere buoni o cattivi come Lee Van Cleef
e avere per amici Kit Carson e il suo indiano.
Di Cara bastardo, con il tuo romanzo mi hai buttato indietro di quarant’anni
per farmi respirare quella pura gioia innocente che la vita mi ha strappato
semplicemente facendomi crescere. Mi hai ricordato che nei miei giochi
ero “Il ragazzo dai capelli rossi” coinvolto mio malgrado
a uccidere i nemici che mi cercavano come le mosche cercano il miele,
senza che io avessi fatto niente. E li uccidevo con la mia infallibile
mira e con i miei alleati cugini, Rosario, Ninni … e c’era
anche Isabella …la ragazza (irraggiungibile) che nei sogni mi
aspettava innamorata, dopo avere ammazzato Mimmo, il cattivo che la
voleva toccare. E avevo pure un cavallo nero come la notte, che mi portava
veloce da lei. E avevo tanto altro ancora…
Di Cara grazie. Con la tua storia hai fatto rivivere per qualche ora
“Il ragazzo dai capelli rossi” che ho scoperto di avere
ancora dentro, e che era ancora vivo. Non era morto, era solo nascosto
dai cumuli di pensieri che massacrano i cinquantenni, che fra bisogni
terreni e affanni giornalieri per la prima volta iniziano a pensare:
“quanto ancora mi resta da vivere.”
Scusate se non ho parlato del romanzo, ma alla fine non c’è
niente da dire, ha tutto come nella migliore tradizione del western
puro. È bello e ve lo consiglio, ma dovete saperlo leggere. Dovete
respirarlo ad occhi chiusi. Dovete viverlo e abbandonarvi liberi alle
suggestioni che vi evocano la vostra vecchia infanzia spensierata oramai
sepolta dalle rate del mutuo in un camerino della memoria.
Un ultima cosa rivolta a Luigi Bernardi e la dico nel linguaggio western:
“Sei bravo straniero. Non sbagli un colpo”.
Splendida copertina.
Ivo Tiberio Ginevra
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